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La
sperimentazione della scrittura collettiva in Mag6 I
MECCANISMI DI PARTECIPAZIONE E DI INCLUSIONE/ESCLUSIONE ALL'INTERNO
DEL GRUPPO MAG6: Come tutte le strutture collettive, anche Mag6 si trova
inevitabilmente ad affrontare le dinamiche di inclusione ed esclusione.
Riguardo a questo tema abbiamo presentato la nostra esperienza nel libro
“Mag4 e Mag6 - Il denaro come
se la gente contasse qualcosa – Percorsi ed interrogativi su una finanza
critica”, edito da Sensibili alle Foglie, attraverso il racconto di alcuni
casi concreti, utilizzando quanto scritto direttamente dalle persone
coinvolte. A questi casi abbiamo aggiunto una presentazione sintetica
dell'esperienza di scrittura collettiva che crediamo testimoni il nostro
desiderio, sia pur nei dubbi e nelle difficoltà, di una ricerca di strade
sempre più convincenti per
affrontare queste dinamiche, tipiche della vita di ogni gruppo. Qui di seguito
vi presentiamo quest'ultima esperienza in modo più completo ed approfondito.
Abbiamo inserito come allegati molti documenti di lavoro “interni” che
presentano i limiti (sono di difficile lettura perché danno per scontato
aspetti ben conosciuti dalle persone coinvolte) ma speriamo anche i pregi
tipici di questi materiali (fanno capire più chiaramente dei materiali
“patinati” quale sia il clima reale che si respira). I
problemi vengono a galla Durante il 1998 all’interno di Mag6 emersero con forza
diversi problemi di fondo. Nelle riunioni in cui vennero affrontati non si
riuscì ad arrivare ad una soluzione convincente. Anzi, il clima relazionale
si stava deteriorando, lasciando presupporre che, continuando in quel modo,
probabilmente si sarebbe arrivati a risolvere le questioni con l'abbandono di
Mag6 da parte di coloro che sostenevano le posizioni di minoranza, con una
situazione relazionale fra le persone coinvolte tutta da ricostruire. Per superare questo momento critico il Consiglio di
Amministrazione accettò la proposta, nata al proprio interno, di ricercare e
sperimentare una modalità di confronto e di ricerca di soluzioni lenta e
partecipata, che non seguisse le logiche dominanti che portano a risolvere i
conflitti con un vincitore (la maggioranza) ed un perdente (la minoranza), ma
piuttosto con la ricerca comune di una soluzione unanime che permettesse a
tutti di uscirne vincitori. Questa sperimentazione venne definita, anche se
impropriamente, percorso di scrittura collettiva. La scelta di questo nome si
voleva ricollegare idealmente all’interessante esperienza in questo senso di
Don Lorenzo Milani, utilizzata per la creazione del libro “Lettera ad una
professoressa”. (Questo percorso è presentato nel libro “Don Milani nella
scrittura collettiva” scritto da Francesco Gesualdi e Josè Luis Corzo Toral
e pubblicato da Edizioni Gruppo Abele). Il primo passo fu quello di sospendere il confronto su
questi temi di fondo attraverso le solite riunioni serali, dove si era
pesantemente condizionati dai tempi stretti, dalla stanchezza, dalla presenza
di persone che intervenivano troppo e da altre che avevano difficoltà ad
esprimere il loro punto di vista. Nel frattempo si cominciò a riflettere su
come procedere. Costruzione
di una metodologia che
accolga le diversità Il
6 gennaio 1999, attraverso una lista di discussione telematica, venne
sottoposto al Consiglio di Amministrazione, ed ai soci che si erano detti
interessati a questo lavoro, una proposta di metodo per iniziare a raccogliere
le analisi dei problemi e le relative proposte, da parte di tutti coloro che
avevano qualcosa da dire in proposito. In questa prima fase di raccolta di
idee ognuno era invitato ad
essere sintetico ed ad affrontare un solo “problema e relativa proposta di
soluzione” per ogni contributo scritto. (questo
documento, con titolo “SCRITTURA COLLETTIVA: SIGNORI SI PARTE” è
l'allegato n. 1 ) In sintesi la proposta prevedeva di raccogliere, attraverso
messaggi di posta elettronica, scritti sintetici che evidenziassero sia il
problema avvertito che la relativa proposta di soluzione. Ogni persona
iscritta a questo percorso aveva 5 giorni di tempo per scrivere i propri
contributi che poi venivano distribuiti e quindi letti da tutti gli altri. Dare
tempo e spazio alle idee di ognuno La proposta di metodo venne accettata. Venticinque persone,
non solo amministratori della cooperativa, si iscrissero al percorso, e da
gennaio a maggio 99 vennero raccolti 38 contributi su “problemi e proposte
per il futuro di Mag6”. (il resoconto dei
contributi raccolti, con il titolo “COMUNICAZIONE N.18 del 24/05/99” è l'allegato n.2) Già questa prima fase, che mirava esclusivamente a
raccogliere ed a dare spazio alle idee di tutti, aveva prodotto alcuni
risultati significativi: -tutti coloro che avevano qualcosa da dire ne avevano avuto
la possibilità, senza dover “combattere” per avere la parola. Quando
fosse stato il proprio turno, per cinque giorni nessun altro avrebbe mandato
messaggi in lista; -tutti avevano avuto il tempo necessario per non
improvvisare il loro intervento, per riflettere e prepararlo nelle migliori
condizioni; -ognuno aveva potuto avvertire quanto fosse importante per
il gruppo che lui o lei manifestasse liberamente il proprio punto di vista.
Non è cosa consueta impiegare quattro mesi per raccogliere “problemi e
proposte” all'interno di un gruppo: se vi si dedica tanto tempo significa
che se ne riconosce il profondo valore. Lavorare
insieme a partire dal
punto di vista dell'altro Nel
frattempo, con l’aiuto di Roberto Mazzini, socio fondatore di Giolli,
associazione attiva nel campo della formazione con l'utilizzo di metodologie
partecipative, era stata verificata e sottoposta alla discussione
“telematica” degli iscritti al percorso, una proposta di metodo sul come
procedere riguardo ai materiali raccolti. (questo
documento, con il titolo “scrittura collettiva n. 17 del 11/5/99” è
l'allegato n.3 ) Il gruppo accettò la proposta di metodo e pertanto
procedemmo con un primo incontro preparatorio in cui, insieme, mettemmo ordine
al materiale prodotto, analizzandolo, verificando che fosse chiaro per tutti,
raggruppandolo per aree tematiche omogenee ed
eliminando eventuali doppioni. Dopo questo lavoro preparatorio ci incontrammo
successivamente per un lavoro residenziale il 3-4 luglio 99 a Cerrè Marabino,
località dell’appennino reggiano, ospitati, in maniera squisita,
dall’Associazione Arti e Mestieri. Con la conduzione di Roberto Mazzini
procedemmo secondo i seguenti punti: 1.Verifica della comprensione da parte di ognuno dei
presenti dei problemi e delle proposte emerse nella fase di raccolta
“telematica”, con successiva suddivisione in quattro grandi aree
tematiche. 2.Suddivisione dei “problemi” dalle relative
“proposte” di soluzione, decisione di lavorare sulle proposte, in
particolare quelle che suggerivano “azioni”, suddividendole fra proposte
condivise da tutti i presenti e proposte su cui vi erano pareri discordanti,
definite ”conflittuali”. 3.Verifica delle tematiche sulle quali iniziare a lavorare
e individuazione di quelle ritenute prioritarie dai partecipanti.
Scelta di lavorare sulle “proposte conflittuali” che affrontavano il tema
del rapporto fra Cooperativa ed Associazione Mag6, in particolare quella che
proponeva una “separazione giuridica ed economica più netta fra cooperativa
ed associazione”. Rispetto a questa proposta insieme individuammo tutti i
vantaggi e gli svantaggi che questa ipotesi ci suggeriva. 4.Successivamente costituzione di due gruppi di affinità,
il primo sostanzialmente favorevole alla proposta, il secondo contrario. Ad
entrambi venne dato il compito di elaborare, separatamente, una proposta
operativa che cercasse di rispondere alle osservazioni emerse, durante
l'individuazione di vantaggi e svantaggi, da parte di chi sosteneva l'ipotesi
contraria alla propria. L'obiettivo era quello di elaborare un'ipotesi
operativa cercando di considerarla dal punto di vista di chi sosteneva
l’ipotesi contraria alla propria. Le proposte elaborate dai due gruppi risultarono
sostanzialmente convergenti per cui si diede incarico ad un gruppo ristretto,
rappresentativo dei due gruppi di affinità, di ritrovarsi successivamente per
stilare una proposta dettagliata ed omogenea da sottoporre all'Assemblea dei
soci. (per chi vuole entrare nel merito della
questione alleghiamo come n. 4 il dettagliato resoconto
“VERSO UNA SEPARAZONE PIU' NETTA FRA COOPERATIVA ED ASSOCIAZIONE
MAG6?” inviato ai soci in preparazione dell'assemblea del 6/11/99). La
difficile separazione delle responsabilità
fra cooperativa ed associazione Mag6 Le aree tematiche individuate a Cerrè Marabino furono
quattro: 1.Questioni organizzative 2.Scopo di Mag6 e strumento della finanza etica per Mag6 3.Rapporto fra Associazione e Cooperativa Mag6 4.Relazioni interpersonali (Leggendo l'allegato n. 5 “scrittura collettiva
99/1 del 30/10/99” avrete un resoconto dettagliato del lavoro svolto a Cerrè
Marabino). Il gruppo
arrivò comunque ad ipotizzare un coinvolgimento dell'Assemblea dei soci
relativamente al punto 3, in quanto le elaborazioni sugli altri argomenti
erano incomplete ed avevano necessità
di ulteriori approfondimenti. Il
coinvolgimento dell'Assemblea dei soci Il 6 novembre 1999 venne quindi convocata l'assemblea dei
soci, sottoponendo alla discussione ed alla votazione dei presenti la
dettagliata proposta elaborata dal gruppo ristretto ed approvata dai
partecipanti all'incontro di Cerrè Marabino, riguardante la separazione
legale e gestionale fra cooperativa ed associazione Mag6. Nonostante il
massimo impegno per preparare l'incontro assembleare nel migliore dei modi
(i soci avevano ricevuto preventivamente una ricostruzione dell'iter
storico del rapporto fra cooperativa ed associazione e del percorso
di scrittura collettiva che aveva portato a quest’ultima proposta
operativa), il confronto
assembleare fu teso e sofferto. Da una parte più di un socio denunciò il
proprio imbarazzo a prendere una decisione così importante in presenza di
precise conclusioni presentate da un gruppo
che vi aveva dedicato mesi di lavoro. Con quale consapevolezza, si
chiedevano i soci, potevano decidere su di una questione così importante con
una preparazione così superficiale? D’altro canto più d'uno dei
partecipanti al percorso di scrittura collettiva, durante l'assemblea,
manifestarono un loro disagio personale rispetto ad una proposta che veniva
comunque presentata come condivisa. L'assemblea, dopo un ampio dibattito,
approvò la proposta, ma il segnale di difficoltà lanciato da diversi
partecipanti al percorso di scrittura collettiva aprì una discussione
riguardo all'efficacia di questo metodo.
I
dubbi sull'efficacia del metodo I commenti, all'interno del gruppo di lavoro sulla scrittura
collettiva, furono i più diversi ed articolati. Chi metteva in discussione
l'efficacia del percorso fatto: “Nell'incontro di Cerrè Marabino vi era un clima per cui
era “impossibile” rimanere fermi nelle proprie posizioni, era naturale
andare incontro ai bisogni degli altri. A distanza di tempo però faccio
fatica a condividere ancora quanto si è prodotto in quel contesto”. “La sperimentazione fatta rischia di eliminare le diversità
esistenti, per uniformare tutti in una soluzione che annulla le differenze
attraverso una sintesi brutale.” “La scrittura collettiva è stata sicuramente
un’esperienza importante e ricca di stimoli di riflessione, sia dal punto di
vista delle relazioni che da quello dello scambio di idee, offrendo
l’opportunità interessante di spostare il proprio punto di vista,
immaginandosi di essere l’altro da sé e simulando quindi pensieri
“altri” rispetto ai propri. Questo non significa che si debbano accettare,
come forzatamente negativi o positivi o inevitabili conseguenze, i suoi esiti
finali. Qualcosa non ha funzionato, e questo sembra evidente, non è scontato
che sia l’incapacità di ascolto o di cambiamento interiore dei
partecipanti, o che la causa sia in strutture personali inesorabilmente
violente e non disposte a mettersi in discussione: non è scontato che capacità
di ascolto e atteggiamento nonviolento abbiano per tutti lo stesso
significato, o che pensare di aver ragione, significhi non aver la capacità
di mettersi in discussione così come non è scontato che mettersi in
discussione e ascoltare l’altro significhi sempre cambiare idea. Forse
quello che non ha funzionato è stato il voler ricondurre a tutti i costi il
percorso fatto all’unanimità, non riconoscendo che, se mai questa è
possibile come esito di confronto, forse lo è solo in contesti di ben più
profondo coinvolgimento reciproco e di ben più approfonditi cammini
comuni”. “Il valore della scrittura collettiva sta
nell’arricchimento e nelle opportunità offerte a chi partecipa al processo
di confronto e non per forza in un esito unanime o, meno ancora, nel potere
decisionale che deve rimanere dell’assemblea dei soci”. “La ‘scrittura collettiva’ è un’occasione, ma il
lavoro di cambiamento deve avere una velocità accettabile per l’Assemblea.
Prima discutevamo molto di più per far capire a tutti cosa succedeva.
L’Assemblea deve comunque rimanere l’unico strumento-luogo dove le
decisioni vengono prese”. C'era però chi rilanciava con le seguenti considerazioni: “Non ho chiaro cosa non ha funzionato, anche se
vorrei continuare questa sperimentazione.” “La scrittura collettiva non ha fatto scomparire le nostre
diversità, che anzi sono state ricercate, scritte e
discusse pubblicamente. Questo metodo ci ha solo aiutati nella ricerca
di una ipotesi operativa accettabile per tutti, che tenesse conto non solo del
nostro punto di vista, ma anche di quello di coloro che la pensano
diversamente da noi.” “L'efficacia di questa sperimentazione non si ottiene
unicamente in presenza di un “contesto ambientale e relazionale”
favorevole (vedi il clima accogliente creato a Cerrè Marabino). Questa
condizione sicuramente la favorisce ma, per durare nel tempo, occorre
interrogarsi sinceramente sul significato che gli altri hanno per noi. Se chi
la pensa diversamente da me non mi interessa più di tanto perchè dovrei
“far fatica” a vedere le situazioni dal suo punto di vista?” “In definitiva il percorso fatto insieme non può restare
solo una sperimentazione collettiva, ma necessita
inesorabilmente di un cammino personale dove nessuno può sostituirsi
ad un altro. Se partiamo dal presupposto di avere ragione, se non siamo
sinceramente interessati a ricercare ed accogliere la parte di verità che a
noi manca, ma che hanno sicuramente gli altri, non c'è percorso di
scrittura collettiva che tenga nel tempo.” L'assemblea
dei soci viene
nuovamente coinvolta A
seguito di quanto accaduto in assemblea
il 6 novembre ed anche a fronte del successivo confronto avvenuto fra i
partecipanti al percorso di scrittura collettiva, il Consiglio di
Amministrazione ritenne indispensabile inserire in una successiva Assemblea,
convocata poi per il 13 febbraio 2000, un
nuovo confronto sulla sperimentazione di scrittura collettiva in atto (per
maggiori informazioni vedi l'allegato n. 6 “A.A.A. ELEFANTE CERCASI”
relativo alla convocazione dell'Assemblea del 13/2/2000).
L'assemblea venne chiamata ad esprimersi partendo da queste tre ipotesi: 1.Abbandonare il progetto “scrittura collettiva” perchè
crea una differenza molto forte fra chi vi partecipa e chi no (o anche per
altri motivi) 2.Continuare nella sperimentazione chiedendo però al gruppo
che lavora sulla scrittura collettiva di assumersi fino in fondo le
responsabilità delle scelte che maturano all'interno di questo percorso, per
poi comunicare semplicemente all'Assemblea quanto deciso dal gruppo stesso. 3.Continuare sì nella sperimentazione ma coinvolgendovi
tutti i soci che ne hanno voglia, rendendo quindi gli incontri di scrittura
collettiva decisionali in quanto aperti a tutti i soci che vi si iscrivono. L'assemblea, dopo una approfondito confronto, approvò la
terza ipotesi, specificando però che quanto prodotto dal gruppo di lavoro
della scrittura collettiva non dovesse avere valore decisionale (per
una relazione completa vedi l'allegato n. 7 “Resoconto dell'Assemblea del
13/2/2000” pubblicato sul MAGINFORMA 1/2000).
Il
lavoro riprende anche sulle
altre aree tematiche Da
quel momento i lavori procedettero affrontando anche le altre tematiche emerse
dalla fase di raccolta telematica. Fu organizzato un nuovo incontro
residenziale a Cerrè Marabino il 4-5 marzo 2000 dove, all'interno dell'area
“Questioni organizzative in Mag6” vennero affrontate le difficoltà
riguardo alla partecipazione alla vita di Mag6 e le relative proposte di
soluzione. Rispetto alle proposte emerse fu verificato se erano condivise da
tutti i presenti o se necessitavano di un ulteriore approfondimento. Le
proposte organizzative condivise, di competenza del Consiglio di
Amministrazione, furono
successivamente sottoposte alla discussione del Consiglio. Fu deciso inoltre
di proporre la convocazione di una riunione di Consiglio “allargata” per
affrontare le tematiche legate a “Scopo di Mag6 e strumento della finanza
etica”. (Per avere un quadro completo di quanto avvenuto vedi allegato n.8
“resoconto del fine settimana del 4-5 marzo 2000” inviato a suo tempo a
tutti i soci Mag6). Il consiglio di amministrazione accolse la proposta del
gruppo di lavoro sulla scrittura collettiva e fissò due riunioni di consiglio
“aperte” per affrontare la tematica “Scopo di Mag6 e strumento della
finanza etica”. Nel primo incontro, tenutosi il 30/5/00 c/o la cooperativa
Anemos a Reggio Emilia, i presenti risposero alle seguenti domande: 1.Dopo aver riletto tutte le proposte elaborate fino ad oggi
quali sono i problemi ancora irrisolti relativi al tema
“Scopo di Mag6 e strumento della finanza etica”? 2.Quali nuove proposte possono dare una risposta ai problemi
irrisolti? (Per una relazione di quanto emerso dall'incontro
vedi l'allegato n. 9 “Resoconto
del 30/5/2000”) L'11/6/2000 si tenne a Salvarano (RE) il secondo incontro
aperto del Consiglio di Amministrazione per portare a termine il lavoro su
“Scopo di Mag6 e strumento della finanza etica”, con la facilitazione di
Roberto Mazzini. Si ripresero tutte le proposte elaborate su questa tematica
suddividendole fra condivise, conflittuali o che necessitano di un ulteriore
approfondimento. Vennero individuate tre proposte che, da parte dei presenti,
avevano carattere di priorità rispetto alle altre. Per ognuna di esse venne elaborato un piano di lavoro
condiviso dai presenti. Vista la mole di lavoro che queste decisioni
comportavano, e visto che questa sperimentazione aveva prodotto una gran
quantità di analisi e di proposte, il gruppo di lavoro si ritenne soddisfatto
di quanto prodotto, invitando il Consiglio o altri soggetti interessati, ad
utilizzare nel migliore dei modi quanto emerso da questa esperienza. (Per
una relazione di quanto emerso dall'incontro vedi l'allegato n. 10
“Resoconto del 11/6/2000 a Salvarano”). In conclusione possiamo dire che questo percorso si è
intrecciato, contaminandosi reciprocamente con altri strumenti di confronto e
di analisi, che abbiamo via via adottato, in particolare con la costruzione
del nostro primo Bilancio Sociale e la collaborazione con la cooperativa
Sensilibi alle foglie per una riflessione comune fra finanziati e finanziatori
sulla finanza critica. Pensiamo
che la nostra esperienza ne sia uscita arricchita, anche se con qualche
momento di fatica o di tensione che diversamente, forse, avremmo evitato. Ma è altrettanto vero che non sappiamo
cosa sarebbe avvenuto se non avessimo imboccato questa strada........ |
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