Presentazione del laboratorio di Mag6

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La sperimentazione che abbiamo intrapreso è frutto di un lavoro collettivo, laboratoriale. Attorno al tema del Reddito di Esistenza si è sviluppato un confronto di gruppo fatto di dialogo, apertura di interrogativi, disponibilità a mettersi in gioco, armonizzazione di differenze, desiderio di immaginare e di fare esperienze concrete. Il motore del confronto tra i partecipanti è stata la consapevolezza che non saremmo riusciti a rispettare completamente i 3 criteri che caratterizzano il RdE per quello che dovrebbe essere se attuato a livello statale; abbiamo provato a liberarci dalla lacerazione data dallo scarto tra ciò che il RdE dovrebbe essere e ciò che possiamo fare e così abbiamo fatto delle scelte. Attraversando nodi dialettici, resistenze e dubbi, questo desiderio ha preso corpo in una pratica condivisa che ha portato all’erogazione di un primo RdE.

Gli incontri del gruppo di lavoro sono quindi la regia di un processo che ha iniziato poi a “camminare nel mondo” grazie ad un coinvolgimento più allargato, all’interesse di altre persone che hanno contribuito in vario modo…poi grazie anche all’esperienza concreta della persona che sta beneficiando del primo RdE e al rapporto dialettico che si è creato con la comunità che lo sostiene.

I nodi dialettici. Passo per passo verso la pratica

Sostenibilità Economica, autotassazione, partecipazione

Abbiamo condiviso che la possibilità di creare Redditi di Esistenza fosse data dal contributo economico da parte di singole persone, contributo che abbiamo definito “autotassazione”, cioè una “tassa” autodeterminata che si sa come verrà utilizzata, introducendo così il tema di una fiscalità autogestita.

Il confronto sulla definizione dell’autotassazione è partito da pensieri e vissuti piuttosto diversi: dal bisogno di un “patto di fiscalità” tra gli aderenti al progetto – inteso come reciprocità nel dare/avere – al sentire di considerare aderente al progetto chiunque avesse manifestato il desiderio di entrare in relazione con l’esperienza, perché il contributo potrebbe essere di natura non monetaria (ad ex. mettersi in gioco come beneficiario). Lo scambio, ricco e impegnativo, è approdato ad una proposta che tiene insieme le diverse sensibilità: abbiamo condiviso che chi intende aderire al progetto contribuendo alla sua sostenibilità economica, lo farà liberamente, valutando autonomamente le proprie possibilità economiche e l’importo con il quale partecipare.

Questo confronto ci ha anche portato a chiarire che per partecipazione intendiamo la manifestazione d’interesse per la sperimentazione, che può esprimersi con la disponibilità a ricevere il RdE e/o l’autotassazione e/o la partecipazione al gruppo di lavoro (sia attivamente che a distanza).

Il criterio “UNIVERSALE”

Non possiamo dare il Reddito di Esistenza a tutti, dunque: a chi? E come?

 

Nodi dialettici Declinazioni nella sperimentazione
Solo Soci Mag6 o anche “esterni” che potrebbero essere interessati alla sperimentazione anche più di tanti soci? Siamo nel contesto del Progetto Mutualità: per ora a favore dei Soci! Gli “esterni” interessati possono contribuire al finanziamento o diventare soci.
Chi tra i soci?

Emerge subito la tendenza alla dimensione dell’aiuto, noi però vogliamo sperimentare qualcosa di diverso: il RdE nasce come diritto legato al semplice fatto di esistere e slegato dalla condizione della persona.

L’interrogativo rimane aperto visto che non possiamo darlo a tutti…

Siamo in una sperimentazione e oltre che come compromesso tra le diverse sensibilità, potrebbe essere interessante osservare cosa succede con il RdE a  3 “categorie” di persone:

–  in situazione di difficoltà economica

–  con progetti di cambiamenti

–  in situazione di stabilità

Le 3 categorie implicano però che:

– se non riusciamo a sostenere 3 redditi bisogna porsi scale di priorità

– l’autovalutazione in una delle 3 categorie

Abolizione categorie
Importante l’interesse: autocandidatura Individuiamo i beneficiari tra i soci che aderiscono con l’autocandidatura
Qualcuno potrebbe essere disponibile ad essere beneficiario ma sentirsi in imbarazzo ad autocandidarsi Potenziali beneficiari: tutti i soci che aderiscono in uno dei 3 modi

– finanziamento

– autocandidatura a ricevere il RdE

– partecipazione al Gruppo di Lavoro

E tra tutti i soci che parteciperanno in qualche modo, come scegliere le 2-3 persone che concretamente riceveranno il RdE? Come negli esperimenti scientifici: metodo random-casuale di non interferenza con la formazione dei campioni.
Può suonare come una lotteria Elimina il problema delle scale/valutazione dei bisogni

 

Il criterio “INDIVIDUALE”

Questo criterio riusciamo a concretizzarlo pienamente nell’ambito delle persone fisiche socie Mag6 che aderiranno.

Il criterio “INCONDIZIONATO”

Quale relazione ci aspettiamo tra il soggetto beneficiario del RdE e il Gruppo di Lavoro e i soci sostenitori? Quali restituzioni dall’esperienza che vivrà? Ci sarà o no una relazione?

Se il RdE fosse universale non sentiremmo il bisogno di porci e porre certe domande, ma in una sperimentazione sulla disgiunzione reddito-lavoro circoscritta come la nostra, e che non sappiamo esattamente dove ci porterà, è stato inevitabile e interessante interrogarci sulle aspettative rispetto alla relazione con chi avrebbe vissuto l’esperienza del RdE.

Abbiamo subito condiviso che, nel caso una relazione ci fosse, il criterio “incondizionato” dovesse essere declinato con la parola “Leggerezza”: assenza di giudizio, di condizionamenti e controllo, libertà di vivere un’esperienza piena. Considerando anche l’eventualità che la persona beneficiaria possa non interagire in alcun modo, abbiamo optato per la massima aderenza al criterio, decidendo di non chiedere nulla e lasciare libero corso alla relazione: in uno scambio alla pari, il beneficiario interagirà con le modalità che gli saranno più congeniali.

Il 1° Reddito di Esistenza

Dopo aver definito una proposta concreta di sperimentazione, è seguita la fase di informazione, sensibilizzazione e coinvolgimento della base sociale Mag6, con l’obiettivo di creare i presupposti per la messa in opera: definire il gruppo dei potenziali beneficiari, allargare il gruppo di lavoro a chi fosse interessato, raccogliere le risorse economiche necessarie a sostenere almeno un primo RdE.

In un paio di mesi ci siamo trovati nella condizione di partire con la sperimentazione del 1° RdE. Abbiamo scelto chi ne beneficerà, con metodo casuale ma conviviale: ballando a tempo di musica, abbiamo fatto scoppiare palloncini colorati, ognuno dei quali conteneva il nome di uno dei partecipanti alla sperimentazione. Il mese successivo è partita l’erogazione del 1° RdE Mag6!